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Verniciare invecchiare


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Verniciatura ed invecchiamento

di Giordano Baroni

Introduzione

Con questo documento rispondo ai vari quesiti che mi sono stati posti da alcuni modellisti riguardante le metodologie di verniciatura ed invecchiamento degli scafi tradizionali, con particolare riferimento all’ultimo modello di Sanpierota Veneziana. Premetto che queste tecniche sono frutto di esperienze personali e, come tali, non devono essere considerate valide in senso assoluto.

Modello “verniciato”, “antichizzato”, “vissuto"

Tutti i modelli, in un modo o nell’altro, devono essere protetti da una verniciatura che può essere coprente - trasparente o coprente - colorata. Quella trasparente ci permette di lasciare a vista le fibre del legno per meglio apprezzare il lavoro eseguito o perché il modello richiede questo tipo di presentazione. Quella colorata fornisce il tipico aspetto che solitamente troviamo nelle barche tradizionali, spesso dipinte in svariati tipi di colorazione. In tutti e due i casi le tecniche da me adottate sono similari.

Verniciatura Acrilica coprente

Se si decide di usare degli acrilici (vernice diluibili in acqua e solitamente atossiche) bisogna seguire la regola secondo la quale l’acrilico aderisce su superfici pulite e precedentemente non trattate se non meccanicamente (abrasione da levigatura con carta vetrata o paglietta metallica). Quindi il legno non deve essere trattato con vernici turapori sintetiche, cere, oli nutrienti incompatibili con gli acrilici. Se dovesse rendersi necessario un trattamento preliminare con olio, per meglio evidenziare le venature del legno, bisognerà attende parecchi giorni fino a quando, al tatto, la superficie non risulti ancora unta, essa deve potersi scartavetrare cedendo una normalissima soffice polvere volatile. Se dovesse essere necessario stuccare la superficie bisognerà usare stucchi compatibili all’acqua o pasta di legno o di cellulosa precedentemente pigmentati di una tonalità similare al legno stesso. Si applica come prima mano un acrilico molto diluito di colore bianco opaco che servirà da base e turapori. Si può in alternativa applicare del turapori all’acqua trasparente facilmente reperibile e di basso costo. Ad asciugatura avvenuta si applica una seconda mano di acrilico del colore desiderato un po’ meno diluita seguito da una leggera scartavetrata finale quasi a specchio. Infine si procede alla mano definitiva di acrilico poco diluito, quel tanto necessario per essere ben stirato a pennello. L’acrilico, anche se durante l’applicazione si presenta non omogeneo lasciando intravedere i segni delle pennellature, a distanza di 24 ore asciugandosi si ritira uniformando la superficie. Non bisogna mai cercare di accorciare i tempi di asciugatura ed essiccazione con fonti di calore, ma dare alla vernice i “suoi tempi” che, se rispettati, renderanno la superficie omogenea sia nella tonalità che nell’aspetto.

Acrilica trasparente

La verniciatura acrilica trasparente si esegue esattamente come la coprente. Vi sono in commercio svariate marche di acrilico trasparente sia lucido che satinato che opaco.

 

Smalto coprente

In modellismo l’acrilico era poco usato perché si riteneva non fosse sufficientemente coprente specie nelle tonalità chiare tipo giallo o bianco. Effettivamente questo difetto era riscontrabile nei vecchi acrilici di alcuni anni addietro, attualmente sul mercato ci sono prodotti idonei anche per superfici metalliche, coprenti forse in modo più consistente rispetto ai più comuni smalti. Se si decide di verniciare il modello a smalto bisognerà fare molta attenzione sul prodotto che si acquista poiché in commercio vi sono numerose marche di scarsa qualità. Inoltre, per non alterare la lucentezza o la tonalità del prodotto, è sempre consigliabile utilizzare diluenti raffinati quali l’essenza di trementina di origine vegetale, l’essenza di petrolio, l’acqua ragia raffinata. Spesso si usa aggiungere alle vernici tipo smalto una piccola percentuale di olio di lino cotto. E’ vero che la vernice ha una maggiore durata e preserva meglio il legno, ma è altrettanto vero che l’asciugatura sarà notevolmente più lunga, la lucentezza e la tonalità subiranno delle variazioni inaspettate e, nel tempo, potranno verificarsi delle screpolature causate dal dissolversi dell’olio o dal suo eccessivo essiccamento poiché questo prodotto è sensibile alle variazioni di temperatura. Esso non va mai applicato su superfici precedentemente verniciate perché causa, asciugandosi, l’effetto crak, ovvero delle numerose ed evidenti screpolature. L’olio di lino viene solitamente ed abbondantemente utilizzato dai pescatori nella verniciatura della loro barca al fine di ottenere una maggiore impermeabilità, e per nutrire il calafatato interposto nel fasciame. Ma nel modellismo statico queste necessità non hanno motivo di esistere. Il legno, in questo tipo di verniciatura, va trattato precedentemente con un adeguato olio nutriente tipo di lino cotto, di tek, di olivo. In funzione della fibra e della compattezza del supporto si sceglierà un olio più o meno denso per cui l’olio di tek, più liquido, sarà idoneo per legni compatti, l’olio di lino per legni porosi, quello di olivo per medie porosità, anche l’olio di semi di girasole è indicato all’uso. In questi casi non è indispensabile attendere tempi di assorbimento ed essiccamento lunghi poiché la vernice che andremo a stendere successivamente sarà compatibile e, combinandosi, aderirà meglio in profondità. La prima mano sarà adeguatamente diluita, la successiva a finire sarà chiaramente più densa e corposa. Se tra la prima mano e la successiva dovesse essere necessario una stuccatura è conveniente usare, anche in questo caso, stucchi compatibili, quindi non su base acquosa. In ultima analisi è possibile fornire alla superficie trattata una ulteriore protezione con un adeguato protettivo lucido o satinato od opaco tipo “extra-fine”, molto resistente, non alterabile nel tempo. E’ importante questa sovrapposizione di vernici a finire poiché la protettiva fornisce al modello una maggiore profondità e “calore” oltre che eliminare una buona dose di riflessi facendo da filtro a quella sottostante, inoltre difficilmente tende all’ingiallimento.

Smalto trasparente

Stessa identica procedura si applica per gli smalti trasparenti ai quali si consiglia sempre la ulteriore finitura “extra-fine” protettiva.

 

Atri metodi per il trattamento del legno

 

Il legno di un modello può essere trattato in altri modi a seconda degli effetti voluti:

  •  gommalacca

  •  cera a olio 

  •  patine       

  •  bitume giudaico

La gommalacca: è reperibile a scaglie, viene sciolta in 24 ore in alcool a 90° e si applica con il metodo “a tampone” e l’ausilio della pomice in polvere (nel nostro caso si può omettere l’uso di pomice essendo le superfici da trattare estremamente piccole). La prima mano si passa a pennello e, ad asciugatura avvenuta, se il legno ha assorbito tutto il prodotto, è seguita da una seconda o terza mano. Successivamente si passa il tampone esclusivamente di lana che, imbevuto di gommalacca e passato nella pomice qualora utilizzata, leviga a specchio la superficie lasciandovi lo strato di gommalacca. Successive mani intercalate da periodi di asciugatura creano uno strato di gommalacca che evidenzia in modo egregio le fibre del legno e fornisce al supporto una tonalità calda e morbida estremamente pregevole. Il difetto di questo metodo consiste che nel tempo la gommalacca tende ad ingiallire ed opacizzarsi per cui va asportata con alcool e il trattamento chiaramente ripetuto. Inoltre questo tipo di procedimento va eseguito sempre in ambienti areati onde evitare l’inalazione dell’alcool.

Le cere: si stendono sempre a tampone direttamente sul legno, vanno opportunamente diluite e sciolte in essenza di trementina, è accettabile anche l’acqua ragia. In commercio vi sono svariati tipi di cere anche colorate e metallizzate. Similmente alla gommalacca anche la cera tende nel tempo ad ingiallirsi, inoltre è estremamente sensibile alle variazioni di temperatura. In tutti e due i casi è possibile scurire il legno prima del procedimento con del comune mordente ad alcool. Ad essiccatura avvenuta, prima di applicare la cera, sarà necessaria una scartavetrata molto fine per eliminare del tutto “il pelo” del legno ed una finale passata con paglietta metallica. Vi sono oli in commercio idonei al trattamento dei legni tra cui il più comune è quello di lino cotto. Non va in ogni caso sottovalutato un extra vergine di oliva. Essi si passano a tampone sulla superficie a più mani abbondanti, ad asciugatura avvenuta si effettuano ulteriori mani fino ad ottenere l’effetto desiderato.

 

Le patine: sono delle vernici particolari che hanno la caratteristica di essere molto coprenti e dense per cui vanno abbondantemente diluite, inoltre hanno una asciugatura estremamente veloce. Si diluisce la patina del colore desiderato in abbondante essenza di trementina e a tampone si strofina molto superficialmente sul legno vergine precedentemente scartavetrato. La caratteristica di questo trattamento consiste nell’ottenere una superficie di tonalità tenue e variabile in funzione della fibra del legno. La patina, in altre parole, evidenzia le sfumature del legno poiché viene assorbita più celermente dalle fibre morbide rispetto a quelle dure. Si può anche passare a pennello, ma va in tempi quasi immediati rimossa con una stoffa di cotone pulita in modo che non abbia il tempo di essere assorbita totalmente ed uniformemente. Una volta ben asciugata è possibile sovrapporre una vernice protettiva “exra-fine” per stabilizzare il lavoro eseguito e per fornire una maggiore profondità. Un legno non rifinito totalmente, scartavetrato in modo soffice tale da lasciare emergere le variazioni di disposizione delle fibre, con una patina assume il tipico aspetto antico. La patina rossa si usa solitamente come base per le applicazioni a foglia d’oro o decupage di immagini antiche sempre tendenti all’oro.

Il bitume giudaico: è un prodotto che consiglio vivamente in campo modellistico. Ha svariate funzioni la cui la primaria è quella di fornire al supporto il tipico aspetto antichizzante. A seconda di come viene diluito, sovrappone ad una superficie precedentemente trattata una patina “antica” estremamente piacevole alla vista. Si può usare anche per colorare il legno al posto del mordente, se passato allo stato quasi puro simula la “concia” a pece dei vecchi scafi. Si può applicare su qualsiasi base, anche di natura plastica, e su qualunque vernice purchè ben stabilizzata onde evitarne la diluizione o screpolatura. Il bitume va diluito con essenza di trementina o essenza di petrolio, se la superficie da trattare è stata precedentemente trattata con vernici a smalto è consigliabile l’essenza di trementina poiché quella di petrolio potrebbe interagire. Anche l’acrilico sopporta bene il bitume purchè sia ben secco, applicando del bitume diluito con essenza di petrolio su dell’acrilico non ancora ben asciugato si ottengono delle screpolature antichizzate e dei rigonfiamenti di estremo interesse artistico.

Modello antichizzato: giunti a questo punto inizia col divenire intuibile il trattamento da seguire per antichizzare un modello. Basta utilizzare delle vernici di colore un po’ smorto, pastellate, patinate ed applicare una mano a finire di bitume ben diluito. Ritengo il bitume l’antichizzante per eccellenza.

Modello vissuto: se si accavallano più patine, seguite da opportune scartavetrate tali da far emergere discontinuamente i sottostanti colori, si ottiene il tipico effetto della sovrapposizione di verniciatura. Una successiva passata di bitume ben diluito fornirà quel tocco di antico cercato. Altro metodo consiste nel passare in modo discontinuo e casuale dell’olio sulla superficie per poi trattarla con dell’acrilico. In questo modo si noterà come l’acrilico non aderirà sul legno oleoso, mentre asciugherà su quello non trattato. Una leggera scartavetrata fornirà l’effetto di uno scafo dal quale parte della verniciatura si è staccata evidenziando in quei punti la base lignea. Solita passata di bitume a finire.

Questo metodo è applicabile anche in senso opposto, cioè una superficie casualmente bagnata di acqua ed una immediata passata di vernice che in quei punti non aderirà. Si possono applicare diverse mani di acrilico o vernice e forzarle singolarmente con un fono ad alta temperatura su delle zone prestabilite fino a quando la vernice “gonfia” formando delle bolle. Ad essiccamento avvenuto una passata di carta vetrata asporterà le bolle mettendo in evidenza lo strato sottostante e dando l’impressione delle tipiche sovrapposizioni scrostate. Il tutto invecchiato col solito bitume.

Praticamente gli effetti “vissuto” sfruttano le proprietà di incompatibilità tra prodotti ed azioni esterne, in un certo senso sono grossolani errori voluti e cercati. Molto è determinato dalla sperimentazione e dall’intuito del modellista per cui certi processi spesso diventano irripetibili, essi sono vincolati da numerose variabili quali la temperatura e distanze del fono, la concentrazione del flusso d’aria, la densità dalla vernice, il tipo di supporto, le condizioni ambientali in cui si opera e chiaramente dalla “mano” dell’operatore.

 

Effetti particolari

 

E’ possibile, con un po’ di fantasia ed inventiva, realizzare svariati effetti quali: “effetto alghe”, “carena scrostata”, “carena corrosa”, etc.

In questi casi basta applicare della farina sulla superficie ancora fresca di vernice per ottenere quella tipica rugorosità di uno scafo corroso. Applicando sul tutto un leggero strato di bitume diluito si omogeneizza l’insieme.

 

Si può anche spazzolare la superficie appena dipinta con un pennello intriso di farina, questo per creare delle zone maggiormente rugose.

L’effetto alghe è realizzabile con della segatura di diverse grossezze precedentemente dipinta per immersione ed applicata o su vernice fresca o con colla. Se poi si hanno a disposizioni delle vere alghe essiccate, basterà triturarle secondo la scala del modello.

La ruggine, su un supporto ferreo, è realizzabile bagnando lo stesso con dell’acqua fortemente salata e lasciando poi dell’ulteriore sale ad agire per alcuni giorni, successivamente fissata con un prodotto trasparente.

Anche gli acidi sono utili per invecchiare ed ossidare i metalli. Dei test eseguiti su dei campioni ci permettono di selezionare l’effetto da noi voluto.

Pittura a olio

E’ possibile pitturare il proprio modello similmente ad un quadro a tela, e cioè a olio. I risultati che si ottengono sono a dir poco pregevoli e danno al modello un valore aggiunto di tutto rispetto.

La vernice a olio è in commercio sotto forma di tubetti, e quindi allo stato gelatinoso. Va opportunamente diluita con specifici prodotti e fissata.

L’asciugatura di un dipinto a olio richiede tempi lunghissimi ma ha il pregio di permettere all’operatore di lavorare in tutta calma curando i particolari e le sfumature. Una verniciatura a olio asciugata e fissata può subire degli invecchiamenti artificiali. Oltre ad esserci in commercio specifici prodotti, è compatibile l’uso del bitume giudaico. L’effetto “crak”, se applicato con moderazione, rende il tutto un … “antico quadro a tre dimensioni”.

Pittura ceramicata

Decisamente poco usata nel modellismo. E’ eseguibile con prodotti particolari che possono essere applicati anche su vetro e ceramiche. Le tonalità sono solitamente pastellate ma estremamente lucide. Il diluente esclusivamente essenza di petrolio purissima onde evitare opacità ed impurità al prodotto.

 

Prodotti

 

Elenco ora i prodotti che uso di frequente, fermo restando che essi vanno considerati sostituibili con dei similari.

 

Acrilici:

  •  Decoart “americana”

  •  Artist

  •  APA color

  •  Giotto

  •  La Paserita 

È possibile crearsi il proprio acrilico miscelando la resina acrilica PRIMAL B60 con acqua tiepida entro la quale si sono precedentemente sciolti i pigmenti del colore voluto.

Olii:

  •  Van Dyck seguito da fissativo, tipico olio per dipinti su tela

  •  Liquin for oil color seguito da fissativo

  •  Cotto di Lino

  •  di Tek

  •  di Oliva

  •  di Semi di Girasole

Pulitore legno grezzo:

  •  Acqua ossigenata a 130 vol (da trattare con estrema cautela) sbianca il legno

  •  Ammoniaca per legni grassi

  •  Acetone

Diluenti pulitori:

  •  Alcool 90° per gommalacca

  •  Acetone

  •  Ammoniaca (fissativo)

  •  Acqua ragia

  •  Essenza di trementina

  •  Essenza di petrolio

Effetto corrosione per metalli:

  •  Bicromato di potassio (velenosissimo)

Patine:

  •  La Pajarita

Vernice ceramica:

  •  Ceramic Leenac e Bourgeois (applicabile anche su vetri)

Crackle':

  •  Step 1 e 2 (per effetti crak, screpolature, si sovrappone su qualsiasi superficie)

Altri prodotti utili:

  •  Gesso di Bologna per stuccature

  •  Polpa di cellulosa

  •  Pasta di legno

  •  Colla coniglio

  •  Colla a scaglie da falegname

  •  Gommalacca

  •  Cera

  •  Oro acrilico, in fogli, in scaglie. In polvere
    Porporina

  •  Patine metalliche rame, ferro, ferro antico, ruggine, argento, oro vecchio.

Non ho trattato i prodotti nitro, resine ed alcuni bicomponenti perché ritengo non di uso nel modellismo statico, sono solitamente ben usati in quello dinamico dove si richiede d'impermeabilizzare gli scafi.

Spero che queste mie esperienze siano di utilità ad altri modellisti.


 

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